Interviste

Indice:
Intervista a Italo Cassa, Settimana dei Bambini del Mediterraneo
Settemila km. in camper per portare solidarietà ai profughi siriani
Intervista a Italo Cassa e ad altri partecipanti alla premiazione del concorso internazionale “Enzimi di Pace – L’Albero dei Colori” (Video)
Italo Cassa, presidente della Scuola di Pace di Roma, è impegnato da più di un anno per portare aiuto ai bambini della Siria colpiti dal conflitto scoppiato nel Marzo del 2011
Il postino della pace VOLONTARI A bordo di un camper porta le cartoline di solidarietà ai bambini siriani nei campi
Dialoghi di Pace : Intervista a Italo Cassa
Intervista a Psicomamme

 

Intervista a Italo Cassa, Settimana dei Bambini del Mediterraneo
(pubblicata su SanVitoinRete.iT)

“Un’immagine giocosa che ricorda il sorriso di Dio”: un mondo che ha questo volto possono darci i bambini, se si protegge la loro Fantasia; perché la vita è bella, anche quando dolore e guerra rischiano di far diventare grandi troppo in fretta: Italo Cassa, fondatore della Scuola della Pace, torna alla Settimana dei Bambini del Mediterraneo.
E porterà anche quest’anno testimonianze e personaggi sulla scia del gioco e della festa per riscoprire la necessaria quanto straordinaria dimensione della “Gioia”.
Quel “ponte di Pace”, che parte da Ostuni, Cassa lo ha esteso ad altre sponde del Mediterraneo: a breve ripartirà infatti per il Libano a premiare i bambini partecipanti al Concorso Internazionale “Enzimi di Pace – L’Albero dei Colori”, da lui creato; da anni, oltre alle scuole italiane e libanesi, il concorso è esteso anche a Romania, Serbia e Bosnia.

– Italo Cassa, fondatore della Scuola della Pace con sede a Roma, attiva in Italia e all’estero. Però “costruire” la pace è una cosa che fa fin da ragazzo, giusto?
Fin da ragazzo sono stato portato a un concetto di “giustizia sociale” in cui c’era anche la costruzione della Pace. Non era però vista allora come una priorità. I temi degli anni ’70 vedevano la Pace come qualcosa che si poteva ottenere soltanto con un cambio radicale della società. Successivamente, dagli anni ’80 in poi, fui portato a cambiare questa impostazione iniziale e a vedere la Pace, e più in generale le attività per la difesa dei diritti dei bambini e per la solidarietà, come un obiettivo su cui lavorare partendo dalla realtà del momento.
La mia scelta di impegno in modo “totale” nel sociale risale infatti al 1987.

– E che cosa si impara in questa Scuola “speciale”?

Si impara a conoscere la Pace, non solo come assenza di “guerra,” ma per tutto quello che significa, collegandola a tutti gli eventi significativi che coinvolgono la nostra vita e la riempiono di colore. I colori della bandiera arcobaleno sono dentro i nostri cuori, e si esprimono a partire dalle piccole cose belle a cui gioiosamente diamo vita ogni giorno! Per questo motivo il GIOCO, l’IMMAGINARIO, il FARE FESTA, la GIOIA, ecc.. sono le “materie di studio” della Scuola di Pace. Si parte dal concetto, come disse il Mahatma Gandhi, che: “non c’è una via per la Pace, ma è la Pace la Via stessa!”

– Capitan Gioia, l’Agenzia della Gioia, la terapia della Gioia…Gioia come capacità di avvertire quant’è “grande” il proprio essere al Mondo… o cos’altro?
E’ importante stabilire una propria identità libera nel Mondo. La Gioia ci offre questa possibilità, allentando il peso della “forza di gravità” e ponendoci in uno “stato di grazia”. Il filosofo Spinoza sottolineava: “come la gioia, cioè la felicità, si configuri come vera forza, come puro distillato di potenza delle umane passioni, come straordinario appagamento che l’uomo avverte quando sente di realizzarsi nel suo stare al mondo; essa, al contrario della tristezza che ci fa sentire il mondo come luogo inospitale, minaccioso, producendo, così, un inautentico ripiegamento su noi stessi, rafforza quel principio fondamentale del nostro comportamento, che è la tendenza a perseverare nel proprio essere”. Alla base di tutto ciò c’è una scelta di LIBERTA’ autentica ed invincibile.

– Alla Settimana dei Bambini del Mediterraneo anche quest’anno. Del resto sembra esserci una sintonia perfetta d’intenti tra le sue attività e l’essenza stessa della Settimana di Ostuni…
Ho conosciuto la “Settimana dei Bambini del Mediterraneo” nel 2005, anno in cui era dedicata a Gianni Rodari. E’ stata per me un’esperienza indimenticabile, per i contenuti, i partecipanti e il contesto di Ostuni e del Salento.
Ho trovato in questa esperienza una perfetta sintonia con quanto già facevo, e uno stimolo importante nella prosecuzione delle mie attività.
Il tema dei “bambini del Mediterraneo” mi ha portato ad estendere il Concorso Internazionale “Enzimi di Pace – L’Albero dei Colori” alle scuole in Libano, in Romania, in Serbia e in Bosnia (in quest’ultima nazione avevo già operato attivamente negli anni ’90).
Nel 2009 sono stato a Beirut in Libano per premiare i ragazzi delle scuole locali che hanno partecipato al Concorso. Anche quest’anno partirò per il Libano, l’estremo sud-est del Mar Mediterraneo, subito dopo la mia partecipazione alla festa di apertura della Settimana, estendendo così il “Ponte di Pace” che parte da Ostuni e il Salento, ai bambini del Libano.

– Dall’incontro con il “mondo” della Settimana, è nato un libro: “La nave di Ostuni”. Chi sta a bordo di quella nave?
Nel 2006 ho scritto il libro “La nave di Ostuni” in cui ho raccolto testimonianze, poesie e racconti un po’ autobiografici, e un po’ fantastici…
Sulla scia di quel primo libro è poi nato nel 2009 il libro “Capitan Gioia, i bambini dell’Aquila”, sull’esperienza del lavoro svolto all’Aquila, per sei mesi, nella maggiore tendopoli del terremoto, quella di Piazza d’Armi.

– E chi è “Capitan Gioia”?
Il personaggio di Capitan Gioia, che viaggia sempre sulla stessa Nave (quella di Ostuni), che è una nave, ma anche un’astronave, e un ascensore…, può essere identificabile nella mia persona… ma anche in tutti i “Capitani coraggiosi” che scelgono la Via della Gioia per aiutare chi è in difficoltà.
Il libro “Capitan Gioia, i bambini dell’Aquila”, ha ricevuto un encomio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

– Ha conosciuto di persona diversi scenari di guerra. La speranza che si affaccia sul Mediterraneo lei l’avverte?
Ho attraversato diversi scenari di guerra, ma sono portato a pensarla come Roberto Benigni nel suo film “La vita è bella”. L’essere bambini è uno stato particolare ed unico della nostra esistenza, in cui non esiste la crudeltà, in cui non esiste la sofferenza, in cui non esistono le ingiustizie.

– E come si può fare a tenerla viva, a non privare un bambino del diritto di immaginarsi la sua vita fatta di pace?
Quando un bambino perde tutto ciò diventa un “grande” e anche la sua fantasia può scomparire. Ecco… bisogna fare come Benigni, ossia proteggere la Fantasia dei bambini, far vivere in loro il Gioco, in qualsiasi situazione si sia. Se facciamo questo i bambini ci riporteranno indietro intatta la “fiamma della vita” per poter far rinascere un Mondo a loro immagine e somiglianza, un’immagine giocosa che ricorda il sorriso di Dio.


Italo con la mascotte Zicky

Italo Cassa è il fondatore della Scuola di Pace con sede a Roma
www.lascuoladipace.org

 

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Settemila km in camper per portare solidarietà ai profughi siriani

“La guerra non risolve mai i problemi che l’hanno generata, ma li aggrava sempre più”. Appena tornato da una missione di solidarietà in camper tra Siria e campi profughi in Turchia, Italo Cassa ci racconta della “Scuola di Pace”, associazione di volontariato (di cui è presidente) dal 2006 in prima linea per diffondere – attraverso l’istruzione – fratellanza, sorellanza, amicizia e amore tra i popoli.

Intervista di Stefano Romano su frontierenews.it

Siete tornati a Roma da poco tempo, da dove provenite?

Siamo stati in missione in Turchia e Siria per portare un aiuto e un momento di gioia ai bambini siriani profughi nelle città turche di confine e nei campi profughi. Il progetto si chiama “Mission Peace, Joy and Color for Syrian Children”, promosso dalla Scuola di Pace con la collaborazione e un contributo economico dell’Associazione Siriani Liberi in Italia.

Raccontateci questa esperienza.

È stata un’esperienza forte e anche molto faticosa. Abbiamo deciso di compiere questo viaggio con il nostro Joybus, un grande camper tutto colorato sulle cui fiancate ci sono i disegni di Pace realizzati dai bambini e ragazzi delle scuole italiane. Una scelta importante questa perché ha caratterizzato in positivo la nostra identità durante il viaggio. Un’esperienza faticosa perché il camper (con un motore benzina/gpl, 1600 di cilindrata), ha faticato non poco sulle salite incontrate in Grecia e Turchia. Abbiamo percorso in tutto 7500 km, più i passaggi in nave per e dalla Grecia. Per quello che riguarda gli scopi della missione è andata molto bene: abbiamo portato un momento di gioia in tutti i luoghi dove siamo intervenuti, e anche i messaggi di pace e solidarietà dei ragazzi delle scuole italiane (scuole: Daneo di Genova, Tommaso Fiore di Bari, Clementina Perone di Bari e Giuseppe Settanni di Rutigliano – BA).

Quando e perché si forma la Scuola di Pace?

La Scuola di Pace si forma nel 2006 dopo un lavoro iniziato vent’anni prima, nel 1987, sempre sui temi della Pace, della Solidarietà e dell’Ecologia. Il suo principio fondatore è la convinzione che la guerra non risolve mai i problemi che l’hanno generata, ma li aggrava sempre più. Guerra e Pace fanno parte della Storia dell’Umanità da sempre. Tutti i popoli ricercano la Pace, perché in tempo di Pace si possono fare tante cose belle, che in tempo di guerra sono impossibili. E allora perché non sperimentare nuove forme di azione basate sulla cultura della Pace e la nonviolenza? È un percorso che deve partire prima di tutto da noi, ed è principalmente preventivo. Si sviluppa andando oltre tutte le convinzioni e gli indottrinamenti, anche quelli della nostra parte. È un percorso che passa per la comprensione delle ragioni degli altri, anche quando ci provocano rabbia, ci risultano ostili. È un percorso di fratellanza, di sorellanza, di amicizia, di amore. È un percorso difficile, anzi difficilissimo, ma è l’unico che valga la pena percorrere. Non vogliamo essere solo dei pacifisti, vogliamo essere uomini e donne di Pace, che combattono ogni giorno per soluzioni di Pace. Per questi motivi abbiamo fondato una Scuola per la Pace. Perché siamo convinti che l’Educazione è un po’ come essere agricoltori: ovvero siamo noi stessi i Contadini che si occupano del loro Campo. Devono prepararlo, fermentarlo, portarci l’acqua, spargere i semi, vegliare su di essi, aspettare che le piantine crescano e poi proteggerle dalle intemperie e dagli altri agenti esterni, finché nasceranno i frutti e avremo di che nutrirci!

Quale è stata finora l’esperienza che vi ha colpito di più?

Per quanto riguarda questa missione l’esperienza più forte è stata al Campo Atma in Siria. Quei bambini, oltre ad essere senza scarpe o con scarpe poco adatte alla situazione, vestiti male, sporchi, al freddo e probabilmente non alimentati correttamente, avevano una grande fame di gioco. Siamo stati “assaltati” da tutti i bambini che si accalcavano per avere un palloncino o un dono. Solo con l’aiuto dei genitori siriani siamo riusciti a svolgere in modo organizzato le nostre attività, e quei genitori, con la kefiah rossa in testa, si sono improvvisati anche loro clown imparando a gonfiare e modellare i palloncini. In quel caso i bambini hanno ricevuto in dono palloncini e non bombe. La differenza è veramente immensa, dovrebbe essere così tutti i giorni così!

Intervista a Italo Cassa e ad altri partecipanti alla premiazione del concorso internazionale “Enzimi di Pace – L’Albero dei Colori” a Novembre 2006, alla Cascina Farsetti a Villa Pamphilj a Roma

 

Italo Cassa, presidente della Scuola di Pace di Roma, è impegnato da più di un anno per portare aiuto ai bambini della Siria colpiti dal conflitto scoppiato nel Marzo del 2011.

È imminente entro il 15 Settembre un intervento militare degli USA e della Francia contro il regime di Bashar Al-Assad. A tuo avviso porterà qualche risultato per la fine della guerra in Siria?

Le bombe e le guerre non risolvono mai niente, figuriamoci poi le guerre che vengono spacciate per “umanitarie”… L’unica strada per arrivare alla Pace sta nella Pace stessa. Tutte le guerre sono compiute tra esseri umani, spesso divisi da nazionalità o etnie e religioni diverse ma pur sempre esseri umani. In questo caso la guerra si sta compiendo tra fratelli dello stesso popolo, in una repressione senza fine delle richieste di democrazia e cambiamento che sono partite con le prime rivolte del Marzo 2011. La soluzione non può quindi che venire dall’interno della Siria stessa, da un ritorno al dialogo tra le diverse anime della società siriana.

Che cosa può fare quindi la comunità internazionale e tra esse l’Italia?

Bisognerebbe comportarsi come il medico che assiste un malato e lo accompagna nella sua sofferenza nella volontà di riuscire a superarla. In questo caso la malattia è la guerra, ed è una malattia che ha la capacità di assumere mille forme per raggiungere un unico risultato: distruggere il suo ospite! Quindi la comunità internazionale non può aiutare dall’esterno il malato, aggiungendo guerra a guerra, rischierebbe di peggiorare la sua situazione e allargare il contagio. Può invece adoperarsi per indicare al malato, o ai malati, che la soluzione deve essere cercata all’interno della Siria stessa, realizzando una sorta di “rewind” alle condizioni esistenti prima del Marzo 2011.

Che cosa si potrebbe fare quindi di concreto?

Ci vorrebbero dei gesti di “buona volontà”. Un “cessate il fuoco” bilaterale, o anche unilaterale, di almeno una settimana sarebbe l’azione  migliore da compiere. Poi un altro gesto di “buona volontà” potrebbe essere nella liberazione del giornalista Domenico Quirico e, se ancora vivo, del gesuita Padre Paolo Dall’Oglio, Oppure se morto la restituzione del suo corpo. La liberazione anche di altri eventuali ostaggi in mano a bande più o meno organizzate. Altri gesti di “buona volontà” potrebbero agire positivamente in questa direzione. La decisione di Papa Francesco di dedicare la giornata del 7 Settembre al digiuno e alla preghiera per la pace in Siria è ottima, sarebbe bello che altre confessioni, e anche i laici e non credenti, si unissero a questo sforzo.

I bambini della Siria, tu ti stai dedicando molto alla difesa dei loro diritti.

Nei bambini c’è l’innocenza, c’è il sorriso, c’è il nostro passato, il presente e il futuro. Tutti i bambini del Mondo sono bellissimi e vanno difesi. Nei bambini siriani ho visto una grande dignità e una grande voglia di sostenere la situazione, anche se li sta privando di tutti i loro diritti e spesso anche della loro stessa vita. Io penso che se un bambino piange in Siria c’è un altro bambino che ascolta il suo pianto qui in Italia e in un’altra parte del Mondo… E sicuramente c’è una mamma, li in Siria, in Italia e in un’altra parte del Mondo, che vuole consolare il suo pianto.

Ponti di Pace e di Luce… che significa?

Negli ultimi 20 anni ho assistito alle grandi tragedie umanitarie, alle guerre che hanno attraversato la nostra storia, in Europa e nel vicino Oriente, attraverso la mia attività di volontario per la Pace. A Mostar in Bosnia Erzegovina c’era un ponte che univa le 2 parti della città costruito nel 1566 dal sultano Solimano il magnifico. Questo ponte era appunto un ponte di pace. Nel 1993, durante il conflitto balcanico, fu distrutto proprio per questa sua funzione di “unione”. Solo dopo la guerra fu ricostruito, anche se ora non è più quello originario. Il concetto di “Ponti di luce” va oltre perché ci riconduce alla nostra natura divina di esseri di luce in cui la parola guerra non può avere nessuna cittadinanza. Se costruiamo ogni giorno “Ponti Luce” attraverso le nostre azioni, nel piccolo come nel grande, certamente miglioriamo questo Mondo e facciamo in modo di sconfiggere quella malattia di cui parlavo prima, ovvero la malattia della guerra.

Ulteriori informazioni: www.lascuoladipace.org

Il postino della pace VOLONTARI A bordo di un camper porta le cartoline di solidarietà ai bambini siriani nei campi È Italo Cassa che con la sua associazione di volontariato e un vecchio camper colorato va per il mondo dovunque ci sia un’emergenza umanitaria per alleviare le sofferenze dei più piccoli «affamati» di gioco

di Gabriella Gallozzi Ggallozzi@Unita.It

I bambini salutano con le dita alzate in segno di vittoria. Come ci hanno abituato da anni i piccoli palestinesi della guerra infinita. Qui, però, non siamo in Palestina. Ma in Siria, in un campo che accoglie circa diecimila profughi in fuga dal conflitto che insanguina il paese da oltre due anni. I bimbi ritmano slogan contro il dittatore, contro Bashar Al-Assad i cui missili continuano a far strage di civili, ragazzini soprattutto. Nell’accampamento di fortuna, nonostante le condizioni difficilissime, è un giorno di «festa» per i tanti, tantissimi piccoli ospiti: è arrivato il pulmino di Capitan Gioia, al secolo Italo Cassa, volontario della «Scuola di pace» di Roma. A bordo di un vecchio camper scassato e colorato il nostro Capitano ha fatto centinaia e centinaia di chilometri per recapitare ai bimbi siriani le lettere dei loro coetanei italiani. Disegni, pensieri, cartoline, palloncini colorati, giusto per dire loro che altri ragazzini, al di là dei confini, delle bombe e dell’indifferenza generale, sono con loro. Sembra un nulla, appena uno spiraglio di luce nella tragedia della storia, eppure ci assicura Capitan gioia, per chi vive in condizioni così estreme è un raggio di sole. È da anni, infatti, che Italo Cassa, insieme ai volontari della sua associazione, va per il mondo a portare solidarietà e gioco ai bimbi che vivono in situazioni drammatiche. È stato anche a l’Aquila all’indomani del terremoto e la Siria è la sua meta più recente, come documenta Emozioni il documentario di Paolo Maselli e Simone Danieli, in versione cofanetto con libri di favole e disegni di bimbi siriani. Tutto rigorosamente auto prodotto e offerto in omaggio ai donatori di questa ultima campagna di solidarietà per i piccoli siriani (per aderire www.lascuoladipace.org). Un pulmino, dicevamo, poi una valigia con palloncini colorati, matite e pennelli. Sono questi gli strumenti di lavoro delle «missioni impossibili» di Capitan Gioia. Haiti, Bosnia, Libano, Serbia, Romania, Turchia. Ovunque c’è un’emergenza umanitaria il pulmino si mette in moto. I fondi pochi, pochissimi (quelli delle donazioni), ma l’entusiasmo tanto. Persino commovente a seguire il viaggio «della speranza» del Capitano e della sua «band», tra cui spicca Zicky, compagno a quattro zampe di ogni avventura. Pure stavolta il contesto scoraggerebbe chiunque. Una guerra in corso da oltre due anni. Con milioni di profughi in Turchia, Libano, Giordania, Iraq e all’interno della Siria stessa. E poi dispersi, torturati, mutilati per la maggioranza civili e ancor più bambini. Una vera catastrofe umanitaria, dimenticata dai media (almeno qui in Italia) e in parte anche dalle associazioni umanitarie. Una «missione impossibile» dalla parte dei bambini di quelle per Capitan Gioia, dunque. Tanto più che, lo ricorda a più riprese Italo, la rivolta in Siria è partita proprio per loro, nel marzo 2011 «dopo che alcuni ragazzi di una scuola di Dar’a a sud della Siria, avevano scritto sui muri frasi inneggianti alla libertà e alla caduta del regime di Assad. La polizia li imprigionò e li torturò». L’idea del nuovo viaggio, dunque, si concretizza a novembre 2012. Obiettivo raggiungere i bambini siriani col solito camper e il solito entusiasmo. Da Roma si fa tappa a Bologna: c’è la prima marcia per la pace per i bambini della Siria. Il pulmino si riempie di lettere, cartoline, messaggi. Il viaggio continua fino a Bari. IL VIAGGIO DI CAPITAN GIOIA Qui Capitan Gioia e la sua band si ferma in alcune scuole per raccogliere ancora lettere da recapitare alle vittime del conflitto. Il primo incontro coi bimbi siriani avviene in Turchia, in un campo profughi. Le insegnanti provano a raccontare le difficoltà dei ragazzini. I loro disegni che rimandano case bombardate e violenze subite, il rosso color del sangue che riempie le pagine dei loro quaderni. Tra palloncini a forma di cuore e cartoline i volontari italiani si mettono al lavoro: laboratori di disegno e pittura. Sono venuti fin qua giù solo per questo. Per nutrire la loro «fame di giochi» dice Italo. E così si ripete in ogni campo dove fa tappa il pulmino della Scuola di pace, fino in Siria. Sembra nulla ma è tantissimo. I prossimi appuntamenti saranno il 20 settembre con la Giornata nazionale delle scuole per i diritti dei bambini siriani. Il 21 settembre con l’iniziativa culturale «Arte per la pace» (dalle 18.00 in collaborazione con l’associazione Spaziottagoni in via G. Mameli 9) a Roma. Domenica 22 settembre sarà la volta della Festa della fiducia, dalle 11 di mattina in collaborazione con la Fattorietta ( vicolo del Gelsomino, via Gregorio VII, San Pietro) a Roma. Un tam tam di iniziative perché il grido di «pace e libertà dei bambini siriani – spiegano dall’associazione – deve essere raccolto e sostenuto con ogni sforzo». Così come fa Italo e la sua associazione. Passa parola!
11 August 2013 pubblicato nell’edizione Nazionale (pagina 17) nella sezione “Speciali”

 

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Dialoghi di Pace
Intervista a Italo Cassa

7 Giugno 2013
Sabrina Ancarola

La guerra e la violenza sono espressioni dell’oscurità umana. Parlando dei conflitti si rischia spesso di entrare in discussioni accese e perdere di vista le vittime. Si parla poco di chi si adopera per promuovere la pace, ancora meno delle azioni che possiamo fare singolarmente a suo favore. Per questo abbiamo deciso di dedicare una sezione ai dialoghi di pace. Oggi parliamo con “Capitan Gioia” Italo Cassa, fondatore e animatore della Scuola di Pace.

Com’è nata l’idea della Scuola di Pace? Perché hai avvertito l’esigenza di crearla?

La Scuola di Pace è stata fondata il 1° Settembre 2006 a Roma, ma le sue attività sono il frutto di un lavoro iniziato nel lontano 1987 con l’associazione “L’Isola di Peter Pan”.
Il suo principio fondatore è la convinzione che la guerra non risolve mai i problemi che l’hanno generata, ma che li aggravi sempre più.
Guerra e Pace fanno parte della Storia dell’Umanità da sempre. Tutti i popoli ricercano la Pace, perché in tempo di Pace si possono fare tante cose belle che in tempo di guerra sono impossibili.
La PACE si costruisce prima di tutto attraverso la PREVENZIONE, ossia disinnescando i motivi dei conflitti, realizzando condizioni di ARMONIA e GIUSTIZIA, perché senza i DIRITTI non c’è mai VERA PACE.
Per questo abbiamo voluto realizzare una “Scuola di Pace”, per lavorare sulla CULTURA DELLA PACE e realizzare così gli anticorpi necessari a prevenire ogni forma di guerra. Realizzare la Pace non è soltanto una “assenza di guerra”, ma un modo armonico di essere in cui è il “venirsi incontro” determina una nuova qualità nei rapporti umani.

In pratica cosa fate per attivare questi “anticorpi”?

Il nostro lavoro è rivolto principalmente ai bambini, per prima cosa per difendere i loro diritti perché altrimenti sarebbero assolutamente indifesi rispetto alla violenza che la società dei grandi esercita nei loro confronti, in tempo di “pace” e particolarmente quando si verifica una guerra. Poi perché i bambini sono il nostro passato, il nostro presente e il nostro futuro. L’essere “bambini” è uno stato particolare del nostro essere “umani” che non ha nulla a che vedere con il resto della nostra esistenza da adulti. E’ uno “stato di grazia” che va salvaguardato e protetto perché i bambini nel loro sorriso conservano il “sorriso di Dio” . Se questo sorriso si perde tutta l’umanità rischia l’estinzione.
Lavorare con i bambini sui temi della Pace è quindi dare ma anche ricevere da loro un messaggio che, specialmente attraverso il “linguaggio non verbale” dell’arte dei bambini, può dare delle indicazioni importantissime al nostro Mondo, creando così gli “anticorpi alla guerra” di cui parlavo prima.
In condizioni di guerra il nostro intervento è stato e sarà quello di favorire, attraverso la solidarietà e il gioco, un ritorno alla condizione precedente di “grazia” disturbata nei bambini dalle gravissime e infinite ripercussioni della guerra (morte, ferite, separazioni, assenza di qualità della vita, ecc.). Se un bambino piange è tutta l’umanità a piangere con lui, diversamente se un bambino sorride è tutto il Mondo a sorridere con lui!

Come rispondono i bambini e gli insegnanti al vostro progetto?

I bambini e gli insegnanti in questi anni hanno risposto benissimo al nostro progetto. Con il concorso “Enzimi di Pace” abbiamo raccolto migliaia di disegni, favole e cortometraggi sul tema della pace, realizzati dai bambini delle scuole in Italia e in altri paesi del Mediterraneo.

Potete vedere una parte di questi lavori nella gallery del sito www.lascuoladipace.org

Un generale americano alla fine della II guerra mondiale disse che l’umanità si è molto evoluta per quanto riguarda la guerra (armi e sistemi di difesa sempre più all’avanguardia, missili ecc), ma poco riguardo alla pace.
John Lennon che diceva “Se vuoi promuovere la pace, devi venderla come se fosse sapone. I media ci sbattono continuamente la guerra in faccia …sempre e continuamente guerra, guerra, guerra, uccidere, uccidere, uccidere. Così ci siamo detti: ‘Mettiamo in prima pagina un po’ di pace, pace, pace, tanto per cambiare’.”
C’è da chiedersi perché “la pace” non attragga investimenti al contrario della guerra, penso anche al business e al potere della lobby americana delle armi.

Che anni quelli di John Lennon e Yoko Ono! Allora si parlava e si viveva tanto il tema della Pace. Oggi invece siamo dominati dal tema dell’economia che sta distruggendo sempre di più le nostre relazioni umane, portandoci di fatto sempre più lontani da una soluzione condivisa, da un ABBRACCIO D’AMORE che è l’unico che può salvarci. Un’economia di Pace può esistere soltanto se l’economia attenua la sua volontà di dominazione di tutto l’esistente. Possiamo vivere bene tutti, livellare le differenze esistenti in ogni parte del Mondo se lo volessimo realmente. Cambiare questo “ordine di cose”, e quindi il sistema attuale, è alla nostra portata, e sarà un passaggio assolutamente nonviolento, basta solo deciderlo e così sarà. Nel frattempo però la nostra “indecisione” ci porta incontro a tutte le catastrofi umane e umanitarie che stiamo vivendo.

Tu hai parlato di disinnescare i motivi dei conflitti, cosa vicina al buddismo che parla di lavorare sulle cause. Cosa possiamo fare a riguardo noi adulti?

Per il Buddismo il tema della Pace è importantissimo. Lo è d’altronde anche per tutte le religioni mondiali e per tutte le filosofie. Tutti i grandi saggi hanno lavorato e promosso la Pace come unica soluzione positiva per l’umanità.
Le nostre azioni generano cause che poi diventano effetti e generano nuove cause e così via
Bisognerebbe fermarsi, osservare i colori dell’alba al mattino, oppure la luna che si rispecchia nel mare alla sera, correre con gioia in un campo di margherite, o respirare l’aria pura su di una montagna. Questo è quello che potremmo fare noi grandi per salvare il nostro Mondo.
Nel frattempo noi volontari continuiamo a correre per curare le ferite causate dalla nostra indecisione, per portare amicizia e soccorso dove si soffre per la guerra.

Elena Bottari novembre 6, 2012

Intervista a Italo Cassa, creatore della Scuola della Pace.

Eccoci arrivati alla terza tappa del nostro giro d’Italia!
Anche in questo caso, come con le Nuove Tribù Zulu, partendo da una realtà italiana siamo approdati a luoghi geograficamente molto lontani.
L’associazione di volontariato fondata da Italo Cassa si occupa di portare gioia e colore ai bambini che hanno assistito alla violenza della guerra o che hanno subito il trauma di un disastro naturale, come accaduto ad Haiti e in Emilia Romagna.

Il camper colorato di Italo, il Joy bus, è stato in Bosnia, Serbia, Romania, Libano e ora ha un progetto ambizioso di cui puoi diventare promotore: una scuola creativa per i bambini siriani. Ad oggi  i bambini vittime della guerra in Siria sono 3.165 e, in tutti i conflitti, sono proprio i piccoli e i più deboli a cadere.

Il 17 novembre parte la tua missione per portare serenità a protezione ai bambini siriani profughi in Turchia.
In cosa consiste il progetto e quale sostegno hai dalla società civile e dalle istituzioni? Come sarà la tua scuola creativa?

Il progetto segue il filo delle missioni attuate già all’Aquila nel 2009, ad Haiti nel 2010, e in Emilia la scorsa estate.
Di fronte a catastrofi naturali come i terremoti, o a catastrofi generate da noi umani, come le guerre, si può intervenire per “sanare” le ferite psicologiche che questi eventi causano, specialmente ai bambini, ma non solo. Un intervento di questo tipo deve necessariamente essere indirizzato sulla “via della gioia”, ovvero non siamo portatori di soluzioni precostituite, ma se agiamo in positivo qualcosa accadrà di certo, e non solo ai piccoli beneficiari dei nostri interventi ludici, ma anche a noi stessi. Questa è una scuola creativa, aperta all’incredibile che è oltre ogni sofferenza!
Perché c’è sempre una sofferenza, uno smarrimento di fronte ad un evento che cambia improvvisamente, e radicalmente, la nostra vita. Lo shock causato da questo trauma, può però essere “riassorbito” piano piano, lavorando sulle emozioni, con i colori, con la gioia!

In questa missione, come in quelle precedenti, andremo a lavorare con i bambini siriani profughi nelle tendopoli in Turchia. Come appoggi della società civile c’è il supporto dell’A.S.L.I. (Associazione Siriani Liberi in Italia) che ci darà sia un supporto logistico per la richiesta dei permessi necessari all’ingresso nelle tendopoli in Turchia, sia un contributo economico di 2.000 euro. Il Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, ha dato il suo patrocinio alla missione.
Restano ancora da raccogliere 3.000 euro per coprire il resto del budget necessario (sul sito della scuola è possibile trovare informazioni per sostenere il progetto).

Che metodi pensi di utilizzare? Cosa aiuta davvero i bambini a superare uno shock come quello della guerra?

I metodi sono quelli che noi chiamiamo della “Joy Therapy”, unendo le attività ludiche, di animazione, didattiche e clownistiche. Non è difficile far divertire i bambini se li sentiamo vicini… saranno loro poi a prenderci per mano e “dirci” come fare, seguendo principalmente un “linguaggio non verbale”. Inoltre poi avremo con noi il materiale tecnico per proiettare dei cartoni animati con sottotitoli in arabo (Tom & Jerry sembra siano i più graditi in quella regione).

Ci puoi parlare della tua esperienza ad Haiti e negli altri paesi in cui hai operato? Qual’è oggi la situazione in quei paesi. Di cosa c’è più bisogno?

In quei paesi come Haiti c’è bisogno di tutto, però c’è da dire che lì le persone sono povere, o potremmo dire meglio impoverite dalle politiche internazionali che hanno dovuto subire, ma non sono disperate, nel senso che un haitiano, anche affamato, ha sempre il sorriso in bocca, e le bambine che tornano da scuola hanno il vestito tutto pulito e colorato, le treccine ai capelli, e camminano per strada a passo di danza.
Da noi accade altrettanto?
Quindi potremmo dire che quello di cui hanno più bisogno non sono solo gli aiuti, che anzi spesso sono uno strumento che serve ad un sistema che si basa proprio sull’assistenzialismo delle Ong, ma hanno bisogno di giustizia, hanno bisogno di libertà e di diritti negati alla maggioranza della popolazione.

 Quali sono i valori e i riferimenti a cui l’associazione si ispira?

La Scuola di Pace è stata fondata il 1° Settembre 2006 a Roma, ma le sue attività sono il frutto di un lavoro iniziato nel lontano 1987.
Il suo principio fondatore è la convinzione che la guerra non risolve mai i problemi che l’hanno generata, ma li aggrava sempre più.
Guerra e Pace fanno parte della Storia dell’Umanità da sempre. Tutti i popoli ricercano la pace, perché in tempo di pace si possono fare tante cose belle, che in tempo di guerra sono impossibili.
E allora, perché da sempre invece ci sono guerre?
Lo vediamo anche ai giorni nostri. Quando c’è un conflitto, c’è sempre qualcuno che si affanna a volerci convincere che non c’è altra soluzione, che attraverso l’uso della forza potremo risolvere quel determinato conflitto, e così poi ci sarà la pace. Ma poi la pace non arriva mai! E allora?
Allora, perché non sperimentare nuove forme di azione basate sulla cultura della pace e la nonviolenza?
È un percorso che deve partire prima di tutto da noi, ed è principalmente preventivo. Si sviluppa andando oltre tutte le convinzioni e gli indottrinamenti, anche quelli della nostra parte. È un percorso che passa per la comprensione delle ragioni degli altri, anche quando ci provocano rabbia, ci risultano ostili… È un percorso di fratellanza, di sorellanza, di amicizia, di amore. È un percorso difficile, anzi difficilissimo, ma è l’unico che valga la pena percorrere.
Non vogliamo essere solo dei pacifisti, vogliamo essere uomini e donne di pace, che combattono ogni giorno per soluzioni di pace.
Per questi motivi abbiamo fondato una scuola, una scuola per la pace. Perché siamo convinti che l’educazione è un po’ come essere agricoltori, ovvero siamo noi stessi i contadini che si occupano del loro campo. Devono prepararlo, fermentarlo, portarci l’acqua, spargere i semi, vegliare su di essi, aspettare che le piantine crescano e poi proteggerle dalle intemperie e dagli altri agenti esterni, finché non nasceranno i frutti e avremo di che nutrirci!
Quando poi il/la contadino/a si occupa di far nascere alberi, la sua è una doppia azione per la vita, la vita di tutti noi e anche del nostro pianeta.
Queste stesse azioni le compiono ogni giorno gli insegnanti nelle scuole, i genitori nelle famiglie, tutti gli educatori nella società, tutte le persone che antepongono il bene collettivo a un bene solamente individuale.
La Scuola di Pace è in tutto questo!

Puoi parlarci di film e libri “per bambini” che hai amato da bambino e di quelli che hai scoperto da adulto?

Il libri e i film che mi affascinavano di più da bambino erano le opere di Giulio Verne.
Successivamente, da grande, ho esplorato il mondo della fantascienza, un territorio dove scoprire possibilità e punti di vista basati su più angolazioni. Uno dei saggi che invece mi ha colpito di più è “Godel, Escher e Bach“.

Cosa conta di più nell’educazione e nella crescita di un bambino?

Penso che nell’educazione e nella crescita di un bambino, ma posso dire che questo vale per tutti, anche nel rapporto con gli animali domestici e da fattoria, è l’amore, l’essere vicini alla vita emotiva di chi ci sta di fronte. In questo modo si può parlare un linguaggio universale che ci apre porte che in altro modo non si apriranno mai.

Come si fa a far capire la pace ai bambini se il mondo è sempre in guerra? Come si fa a farla capire ai grandi?

La pace i bambini la capiscono molto bene ed è sbagliato, a mio avviso, nascondere loro le brutture della guerra (tanto poi le scoprono comunque da soli). Con i grandi invece è un altro discorso, perché nessuno/a vuole la guerra ma tutti sono convinti e rassegnati all’ineluttabilità della guerra, e che noi non possiamo fare niente né per impedirla e né per fermarla quando è in atto. Io penso invece che una situazione di guerra, anche lontana, prende spunto da quello che siamo anche noi, qui in Italia, prende spunto ed energia dalle nostre azioni e dai nostri pensieri non sempre positivi. La guerra è prima di tutto uno stato d’animo ombroso, che ci impedisce di vedere la luce dietro le nuvole. Se impariamo a vedere, e anzi ad avere sempre dentro di noi la luce, la guerra può dissolversi così come si è formata.

Ti senti “figlio” di Gianni Rodari?

Figlio no, semmai un fratello minore. Gianni Rodari è stato un vero precursore, un anticipatore di forme letterarie e pedagogiche che ci hanno insegnato, e ancora ci insegnano, molto. Quelli che invece capisco di meno sono i “Rodariani”. Ovvero, in un certo senso lo sono anch’io, ma penso che il suo pensiero vada preso come uno spunto per essere noi stessi dei Gianni Rodari. Persone come lui hanno raccolto un’energia e gli hanno dato un fondamento storico che senza di lui non avremmo avuto oggi. Ora quell’energia aspetta nuovi figli, nuovi fratelli, nuove sorelle e la vedova di Rodari, quando l’ho incontrata l’ultima volta, mi ha detto: “Ormai io sono vecchia” come a dire che quell’eredità dobbiamo continuare a portarla avanti tutti noi!

Ringraziamo Italo Cassa per averci parlato di sè e del lavoro della sua associazione.

Grazie delle domande, tutte le info sui sui progetti:
www.lascuoladipace.org
www.capitangioia.org
www.agenziadellagioia.com

Articolo di Elena Bottari

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