Italo Cassa

Capitan Gioia


Italo Cassa

Racconti

Indice:
Valentina tra i due mondi
Il bambino che veniva dal mare
Favola della foresta
Fable de la Forêt
Il ministero della felicità
La vera storia di Victor il draghetto
Storia immaginaria degli angeli Akim e Michele
Il venditore d’aria
Viaggio a San Galgano
La storia della Befana passando per Babbo Natale

Valentina tra i due mondi

Valentina era una ragazza di 14 anni, non più bambina, non ancora donna. Era stata felice da bambina e stava scoprendo con gioia il passaggio tra le due età, senza rimpianti ma con il cuore pieno dei giochi e dei sorrisi della sua infanzia.

Glielo dicevano tutti che era un po’ stramba, era molto sognatrice e viveva sempre con la testa tra le nuvole, immaginando mondi colorati e rapporti felici tra le persone.

Intorno a lei però il mondo di quell’epoca non era poi così colorato, da un po’ di tempo, forse da molto… chissà…? si era diffuso un sentimento strano di sospetto e sfiducia, la gente si evitava, era difficile che si formassero quei capannelli di gente allegra, o si realizzassero quelle scampagnate in campagna con il solo desiderio di passare una giornata di spensieratezza… NO, quel mondo, il mondo in cui viveva Valentina era diventato un mondo grigio, un mondo impenetrabile, quanto i rapporti difficili tra tutti…

Valentina però, come dicevamo prima, era unica, a lei non importava nulla di tutto ciò e continuava a salutare e sorridere a tutti, incurante degli sguardi meravigliati, in negativo, dei destinatari dei suoi sorrisi.

Anche quella mattina Valentina era uscita di casa per andare a scuola, armata del suo zaino, e sorridente alla vita, si mise in cammino verso la scuola. Lungo la strada incontrò una gattina che le se strusciò sulle gambe. Certo, gli unici che non erano cambiati, che continuavano ad essere com’erano prima, erano gli animali, come quella gattina. Valentina amava molto i gatti e si mise ad accarezzarla, incurante del tempo che passava e del rischio di fare tardi a scuola, mentre la gattina ronfava facendogli le fusa.

Improvvisamente però passò di corsa sul marciapiede un ragazzo con uno skateboard che quasi investì la sua piccola amica.

“Ei tu, che fai li? Fammi passare, sto facendo tardi a scuola!” Disse il ragazzo a Valentina.

“Stai attento ragazzo, hai rischiato di fare del male alla mia amica, non c’è bisogno che vai così di corsa, mica scappa la scuola!” Le rispose Valentina.

“E va bè” Disse Valentina alla gattina “Questi ragazzi sono fatti così, che ci vuoi fare, l’importante è che non ti sei fatta male”.

All’improvviso però successe qualcosa di meraviglioso… La gattina si illuminò di luce e, come d’incanto, cominciò a parlare.

“Brava Valentina, è un bel po’ che ti osservo, tu sei speciale, sei sempre con il sorriso sulla bocca, qualsiasi cosa ti accada intorno, oggi ti farò un bel regalo!”

Valentina rimase stupita… ma il suo stupore non durò molto, la sua fantasia era molto sviluppata e quindi era pronta ad accettare anche le cose più strabilianti che le potessero accadere, come una gattina che le parlava ora.

“Scusa, visto che parli, e sono sicura che non sto sognando ma mi sono già svegliata, sono uscita di casa e ora sono qui per strada, mi puoi dire per favore come ti chiami?” Chiese Valentina

Gattina:“E certo che te lo dico, mi chiamo Violetta”

Valentina:“Che bel nome che hai, così mi scrutavi da tempo… E dove vivi di bello?”

Gattina:“Tu non ci crederai ma io vivo tra due mondi, quello dove siamo ora e un altro mondo, che sta vicino ma anche lontano da questo, è in una dimensione parallela”

Valentina:“O che belle cose che mi dici, vorrei tanto visitare il tuo mondo…!!!”

Gattina:“Ti accontenterò subito, chiudi gli occhi e tienti pronta!”

Valentina:“Certo, sono pronta!” E chiuse gli occhi.
Non si sa che cosa accadde e quanto tempo passò… Poteva essere un attimo, o un tempo lunghissimo. Valentina vide passare nella sua mente un turbinio di immagini e di colori, rumori d’acqua come di una cascata, mille arcobaleni in un cielo azzurro, così azzurro da farti venire il desiderio di tuffartici dentro come fosse un mare… Una sensazione unica che però Valentina riconobbe come quella di un sogno ricorrente che aveva fatto da bambina, quello era il suo sogno, ora si stava realizzando.

 

Violetta:“Valentina, ei Valentina… sveglia, siamo arrivate, siamo nel mio mondo!”

Valentina aprì gli occhi e davanti a lei non c’era più una gattina ma una ragazza della sua età, perché Violetta in quel mondo era una fanciulla, proprio come Valentina.

Valentina:“Che bella che sei Violetta in questo mondo, finalmente ho un’amichetta tutta per me!”

Violetta: “Grazie, sono felice di essere la tua amichetta, ora però guardati intorno e dimmi che ne pensi”.

Valentina si guardò intorno e vide il mondo che aveva sempre sognato, pieno di luce e di colori, con tante belle case su delle collinette, e fiori dappertutto.

Valentina:“Che bello Violetta, che bello il tuo mondo!”

Cominciarono a camminare, Violetta voleva farle conoscere il suo mondo, era il mondo della Fiducia e dell’Amore, e tutte le persone che incontravano erano gentili, cortesi e piene di premure.

“Buongiorno Violetta, chi è la tua nuova amica? che belle che siete, possa il vostro cammino essere illuminato e colorato dal sole di questa splendida giornata!” Le dissero alcuni passanti.

Valentina era proprio felice mentre si avvicinavano ad un edificio molto grande dove pensò che erano diretti.

Violetta:“Si hai ragione (le aveva letto nel pensiero, una prerogativa di quel luogo) stiamo andando proprio li, ti voglio far conoscere il Signore di questo mondo”.

Valentina:“Certo, ti seguo sicuramente, non vedo l’ora di conoscere chi governa questo mondo”

L’ingresso al Palazzo fu trionfale, sembrava quasi che fossero attese da tempo, di più, Valentina ebbe la sensazione che quello che stava per accadere fosse l’avverarsi di un’antica profezia del luogo. E si, perché ora anche Valentina stava cominciando a percepire i pensieri degli abitanti il nuovo mondo, era stata contaminata dalla telepatia.

Il governatore le attendeva, il suo volto era illuminato da un grande sorriso mentre vedeva avvicinarsi le due ragazze, una delle due, la ex-gattina Violetta, era sua figlia.

Un attimo dopo erano seduti tutti e tre insieme, il governatore continuava a sorridere a Valentina mentre Violetta sorrideva felice a tutti e due.

Governatore:“Cara Valentina, so che hai già intuito tutto nei tuoi pensieri, e si, ti aspettavamo da tempo perché il tuo arrivo in questo mondo era descritto in un’antica profezia. Il tuo arrivo segnerà l’apertura della porta che separa le nostre due dimensioni. Perché devi sapere che noi veniamo dal tuo mondo, vivevamo li tanto tempo fa ma ci siamo staccati per cercare una dimensione più positiva e meno di paura e sospetto, e siamo venuti in questo mondo dove, come hai visto tu stessa, tutto è perfetto. Però un po’ il vecchio mondo ci manca e ora ci sei tu che, secondo la profezia, riporterai l’armonia tra i due mondi, spalancando la porta magica dell’amore!”

Valentina:“Caro governatore, mi lasci un po’ confusa, io sono solo una ragazza di 14 anni, come posso fare tutto quello che mi stai dicendo? Io al massimo posso condividere il tuo sogno di unione e farlo mio con tutto il cuore, di più non posso fare”

Governatore:“È proprio questo che volevo sentirti dire! Ora che hai espresso questo desiderio i nostri mondi non saranno più divisi ma uniti nel segno della Pace, dell’Amore e della Fiducia!”

Valentina si svegliò nel suo letto, cominciava una nuova giornata e lei aveva fatto quella notte uno strano sogno in cui c’era un mondo tutto grigio… Ma ora al suo risveglio quel mondo non c’era più e la giornata prometteva avventure stupende con sua sorella Violetta e tutti i loro stupendi amici.

Favola scritta da Italo Cassa per la “Festa della Fiducia” ad Amatrice che si è tenuta domenica 25 Settembre 2016


Il bambino che veniva dal mare
di Italo Cassa

1) L’arrivo dal mare

Badu apparve una mattina sulla battigia, era coricato in una barchetta cullata dalle onde, arrivata da chissà dove…
Lo trovò Carmela, lo vide che dormiva beato. La sua pelle era tutta nera e i suoi capelli molto ricci, come indomabili, stava beato con un sorriso meraviglioso stampato sul volto, illuminato probabilmente dai sogni che stava facendo in quel momento. Avrà avuto più o meno 5 anni.
Carmela poggiò la sua mano su quei riccioli e, stando attenta a non essere brusca, gli parlò per svegliarlo. “Ei bimbo, chi sei? Come ti chiami, da dove vieni?”
Badu continuò a dormire ancora un po’, forse ancor più contento di sentire quel contatto umano sul suo volto, fino a che aprì gli occhi. I suoi erano occhi grandi e profondi, guardò quella donna che gli stava di fronte che parlava, lui però non capiva che cosa stesse dicendo, ma vide nel suo cuore che era buona e gli sorrise.
Si guardarono negli occhi e si piacquero reciprocamente, tanto che Badu abbracciò Carmela come fosse la sua mamma.
Carmela, non riuscendo a farsi capire a voce, provò quindi con il linguaggio dei segni. Indicò se stessa e disse il suo nome: “Carmela”. Poi indico lui e mosse le labbra come a dire un nome che però non usciva fuori. Lui capì e disse: “Badu”!
Dopo questo primo approccio continuarono ancora un po’ con tanti altri gesti, Carmela si guardava intorno come a chiedergli se li vicino c’era qualcuno con lui. Lui però fece cenno con la testa di no, era solo. Carmela fece cenno a Badu di seguirla, era a piedi nudi e vestito di poche cose, ma zampettava allegramente dietro di lei incurante della sabbia scottante.
Arrivarono a casa di Carmela che gli preparò subito una ricca colazione per rifocillarlo, invito che Badu accetto molto volentieri, sembrava non mangiasse da una vita. Dopodiché lo lavò e lo rivestì con una maglietta e dei pantaloncini di suo figlio Luca (che in quel momento era a scuola).
Badu era molto contento di questa accoglienza, e sorrideva tutto allegro come fosse l’esperienza più bella della sua vita.
Carmela chiamò al cellulare il marito Antonio: “Antò, mi è successa una cosa strana, ho trovato in riva al mare un bambino nero in una barca abbandonata, non parla la nostra lingua, però sono riuscita a farmi dire il suo nome, si chiama Badu. Che devo fare?”
E Antonio rispose concitato e un po’ arrabbiato: “Carmela, ma che combini, vai in giro a raccattare bambini? Non ti bastano i figli che già abbiamo, Luca e Mariangela?” Farfugliò altre frasi indecifrabili e poi le disse perentorio: “Ora sbrigatela tu, vai subito con il bambino al Comune e portalo ai Servizi Sociali!” e attaccò il telefono di botto.
Carmela non si aspettava una risposta così brusca di suo marito, decise però che se la sarebbe presa comoda e quindi lasciò che Badu giocasse per un altro paio d’ore prima di andare in Comune, erano solo le 9 di mattina e la giornata era ancora lunga, e anche molto calda essendo il mese di Giugno.

2) Badu in Comune

Carmela arrivò in Comune, era ormai mezzogiorno e faceva caldo… Badu la seguiva allegro, con una grandissima fiducia e naturalità, sembrava si conoscessero da sempre.
“Dove sono i servizi sociali?” chiese all’usciere che le rispose: “Signora, deve uscire e rientrare dalla scalinata accanto, li troverà i servizi sociali”.
Arrivò all’ufficio e c’era un po’ di fila, chi aveva un problema e chi un altro, ci voleva un po’ di tempo… Carmela chiamò al telefono la sorella pregandola di andare a prendere Luca e Mariangela a scuola perché lei era un attimo impegnata. Finalmente, dopo un’oretta, riuscirono ad entrare.
L’assistente sociale la guardò e guardò il bambino nero, fissò Carmela e le disse: “Madò, e chistu chi è?”Carmela: “Lo so che sembra strano ma questo bambino l’ho trovato questa mattina in riva al mare e l’ho portato a casa mia, l’ho fatto mangiare, lavato e rivestito. Poi ho sentito mio marito, che ora sta al lavoro, che mi ha detto di portarlo subito qui… chiedo perdono, ho aspettato un po’ perché volevo prima che si tranquillizzasse…”
Assistente sociale:“Ma no Signora, non la sto sgridando, ha fatto bene a fare così, è sicura che non ci fosse nessuno insieme a lui, magari nascosto da qualche parte?”
Carmela:“No, no, non c’era nessuno, e poi l’ho chiesto anche a Badu, è da solo!”
Assistente sociale:“Ah, perché parla, capisce la nostra lingua? Bene, così gli chiediamo a lui da dove viene”.
Carmela:“No, non parla, mi sono capita con lui a gesti, sa sono brava, era un gioco che facevamo da piccole con mia sorella!”
Assistente sociale:
“Ah ma allora la situazione è complicata, bisogna attivare subito la procedura per i MISNA!”
Carmela:“No, non si chiama Misna ed è maschio, le ho detto che si chiama Badu”
Assistente sociale:“Ma no, i MISNA sono i Minori Stranieri Non Accompagnati, e c’è un’apposita procedura di legge che dobbiamo seguire quando qualcuno di loro arriva da noi. Lei può andare, Badu, o come si chiama veramente, verrà mandato in un Centro Accoglienza dove sarà ben curato e seguito dai nostri migliori operatori”.
Carmela: “Non lo metto in dubbio… però è un bambino solo e di tenera età, ha bisogno di una figura materna, non posso tenerlo con me, con la mia famiglia?”
Assistente sociale:“Non è assolutamente possibile, ma a volte il giudice può dare in affidamento i bambini non accompagnati se c’è una famiglia che risponde particolarmente alle disposizioni in merito alla tutela del minore, le farò sapere qualcosa dopo, suo marito sarebbe d’accordo?”
Carmela:“Mio marito? Ma certo, certo che è d’accordo…”

3) In famiglia

Carmela tornò a casa dove trovò Luca e Mariangela insieme a sua sorella Anna.
Carmela pensava tra se se “…Ora devo raccontare a tutti quello che mi è successo, ma da dove comincio?”.
Invece Anna gli chiese subito: “Carmela, ma dove sta quel bambino nero che hai trovato stamattina in riva al mare? Mi hanno detto che è bellissimo, anche i tuoi figli fremono dalla voglia di sapere tutto…” E infatti Luca e Mariangela la guardavano meravigliati, come a chiederle… “…Mamma, raccontaci tutto!”
Carmela era un po’ stupita mentre pensava: “Come avranno fatto a sapere? Si ma è vero, qui anche le pietre sanno tutto quello che succede…”
Bussarono alla porta… era una vicina che era venuta a sentire da Carmela quali erano le novità… poi bussarono ancora, e ancora e ancora… Ben presto casa di Carmela era piena di vicini che parlavano tra di loro alludendo questo o quell’altro… Carmela non sapeva più che fare e sostanzialmente non sapeva che dire!
Si senti bussare un’altra volta, andò ad aprire Anna, era Antonio il marito di Carmela.
Antonio:“Che succede qui, c’è forse una festa e non ne sapevo nulla?”
Anna:“Si, in un certo senso stiamo festeggiando Carmela che ha salvato un bambino dal mare”.
Antonio:“Come sarebbe a dire? Carmela, non hai portato subito quel bambino ai servizi sociali, come ti avevo detto? Ma sei forse impazzita???”
Carmela a quel punto lasciò da parte tutti i suoi timori e sbottò: “Antonio, ma che stai dicendo? Ce l’ho portato si al Comune ma mi hanno detto che lo porteranno in un centro accoglienza, una specie di collegio. Io ho detto che noi l’avremmo accolto volentieri a casa nostra, giusto Antonio?”
A queste parole tutti quelli che erano nella stanza applaudirono Carmela e c’era chi gridava: “Te la do io una mano, Carmela” e altri che ancora più forte urlavano la loro disponibilità a dare una mano perché quel bambino fosse affidato a Carmela e alla sua famiglia.
Carmela, Antonio, Luca e Mariangela non sapevano che dire, se li guardavano mentre tutti urlavano, poi si guardarono tra di loro e Antonio capì… Carmela era una donna di cuore, non poteva dirle di no, del resto è proprio per questo che l’aveva sposata, e lui l’amava veramente per questo suo modo d’essere. Antonio:“Ok, va bene, ma come si fa ad avere l’affido di questo bambino, a proposito, come si chiama?”
Anna:“Si chiama Badu, ma come, non lo sai, lo sa tutto il paese ormai” A quel punto squillò il telefono ed andò a rispondere Carmela. Era il giudice, anch’esso informato dei fatti sia in via ufficiale che in via privata tramite la moglie che era anch’essa ora a casa di Carmela. Il giudice disse a Carmela di andare subito al Comune che, visto che non c’era possibilità di portare Badu oggi al centro per i minori, potevano tenerlo per quella notte, avrebbe però dovuto firmare delle carte.
Carmela schizzò via di casa per andare in Comune mentre tutti i vicini continuavano a parlare animatamente, Antonio fu confortato dallo shock subito con un bicchierino di liquore, mentre Luca e Mariangela ridevano e saltavano per tutta la stanza.

4) Il giorno dopo

Era un giorno di festa e Carmela si svegliò più tardi del solito. Scese in cucina ma stranamente non c’era nessuno. Luca e Mariangela non erano nella loro cameretta e neanche Badu era dove aveva dormito. Uscì subito fuori di casa e li trovò che stavano giocando con tutti i bambini del vicinato. Badu si esprimeva molto bene a gesti e aveva organizzato una serie di giochi che avevano riscosso un successo strepitoso. Badu aveva fatto sedere i bambini per terra con davanti una decina di sassolini che venivano lanciati in aria 2 alla volta ripetutamente e afferrati man mano, senza che quelli lanciati precedentemente cadessero per terra.
Tutti i bambini erano entusiasti anche perché Badu aveva una capacità comunicativa enorme, una propensione innata alla socialità.
Nel frattempo arrivò Antonio che si stupì anch’esso di quello che stava accadendo.
Antonio:“Cara, dobbiamo riuscire a sapere qualcosa in più di Badu, ho trovato il contatto con un africano che fa il mediatore culturale, tra breve sarà qui e ci darà una mano a sapere la storia di Badu. Si chiama Clovis.”
Carmela:
“Benissimo, hai avuto un’ottima idea, bravo!”
Passò un’oretta e il clima era di festa, anche gli adulti, le mamme, i papà e i nonni dei bambini, non li avevano mai visti così felici, anche perché finalmente ora i bambini correvano e giocavano all’aria aperta invece di stare sempre davanti allo schermo del computer o dello smartphone.
Clovis arrivò con una vecchia macchina, scese subito, indossava una veste africana molto colorata ed emanava simpatia a prima vista.
Clovis: “Cari amici, sono qui, sono corso prima possibile… dov’è Badu?”
Antonio: “Eccolo, sta giocando ad uno strano gioco con tutti i bambini, forse tu sai di che gioco si tratta”.
Clovis:“Fammi vedere, a si, si tratta del gioco dei Tuareg, ciò vuol dire che Badu viene dal Niger, bene, bene”.
Clovis chiamò Badu e ci parlò un po’ poi lo rimandò a giocare con i suoi amici.
Clovis:“Badu non si ricorda niente, ha un vuoto di memoria, sa solo che si è risvegliato su quella barca quando Carmela lo chiamava, non si ricorda niente di prima, non sa dire che cosa gli è successo, dove siano i suoi genitori, né se abbia parenti, in ogni caso è molto riconoscente e vuole restare con voi; ma ora, visto che ormai sono qui, e sono anche in insegnante di danze africane, facciamo festa tutti insieme per l’arrivo di Badu”.
Carmela:“Bene, sono d’accordo, vado a preparare un po’ di dolcetti per festeggiare!” A
nche altre donne si offrirono e dopo circa un’ora il piccolo borgo era tutto in festa mentre Clovis insegnava a tutti come danzare africano.
Clovis:“E allora, tutti insieme, su e giù, guarda di là e guarda di qua… ma che bravi, balliamo tutti insieme!”

5) Badu il salvatore

Badu cambiò per sempre la vita di quel borgo. La sua spontaneità, la sua sincerità, la sua gioia di vivere, portò una nuova vita per tutti. Il giudice, dopo un po’ di tempo e sbrigate tutte le procedure necessarie, approvò l’affidamento a Carmela e Antonio, e potremmo dire in qualche modo l’affidamento a tutta la comunità locale che in Badu vide un salvatore, grazie a lui avevano potuto riscoprire una vera umanità fatta di solidarietà.
Di Badu non sapremo mai molto di più che è arrivato dal mare, come un dono d’amore spinto dalle onde…

Nota:

Il personaggio Badu è frutto della fantasia ed è ispirato al film Mondo di Tony Gatlif.
Sono però molti i bambini che il mare porta sulle onde fino alle nostre coste, accompagnati o non accompagnati, oppure divenuti orfani durante il viaggio in mare, come la piccola Favour sbarcata a Lampedusa.
Il personaggio Clovis è reale, è un africano e si chiama Clovis Nzouakeu, e fa il mediatore culturale, proprio come descritto nel racconto.
Il gioco dei sassolini è tratto da: I Giochi di Elio di Elio Giacone.
Italo Cassa, autore del racconto, si occupa da decenni di portare Diritti ai bambini, in particolare ai Bambini del Mediterraneo, proprio quelli che in questi tempi sbarcano sulle nostre coste.

Puoi scaricare gratuitamente l’e-book da qui: www.lascuoladipace.org/download/Italo_Cassa_Il_bambino_che_veniva_dal_mare.pdf

 

Favola della foresta
(una storia haitiana)

Tutto era pronto… quel giorno il Leone e la Leonessa avrebbero detto il loro SI davanti al sacerdote della foresta.
La giraffa aveva girato in lungo e largo e in alto, insieme alla sua amica zebra, per trovare i pantaloni giusti e le cravatte appropriate da indossare.
La tigre era la testimone della sposa, mentre l’orso bianco quello del Re Leone.
C’era agitazione in tutta la foresta e la scimmia non sapeva più che pesci prendere… anzi, aveva proprio perso la testa e procedeva a zig zag…
L’elefante era l’unico che sembrava non aver perso la calma, mentre le gazelle tenevano in mano un fiore, apparentemente tranquille, ma in realtà spaventatissime di essere così vicine a tanti predatori.
Tutto intorno sembrava un quadro naïf e un profumo dolcissimo e molto intenso si spandeva nell’aria. Leo e Lea erano molto felici e presi tra di loro, in attesa solo che il loro sogno divenisse realtà.
E… questo accadde, e poi fu subito FESTA!!!
Una Festa spensierata, musica, balli, gioia… che ancora se ne parla nella Foresta!!!

Fable de la Forêt
(une histoire haïtienne)

Tout était prêt … ce jour-là le Lion et la Lionne allaient se dire OUI devant le prêtre de la forêt.
La girafe avait beaucoup voyagé, en long, en large et en haut, avec son amie le zèbre, pour trouver un bon
pantalon et des cravates appropriées à porter.
La tigresse était la demoiselle d’honneur, tandis que l’ours blanc était le témoin du Roi Lion.
Il y avait de l’excitation dans toute la forêt et le singe ne savait pas où donner de la tête… en effet, il venait de la perdre, sa tête, et marchait en zig zag…
L’éléphant était le seul qui semblait ne pas avoir perdu son sang-froid, pendant que les gazelles, une fleur serrée dans leurs mains, étaient apparemment calmes, mais en réalité tremblaient de peur d’être si proches de tant de prédateurs.
Tout autour rappelait un tableau naïf et un parfum très doux et très intense flottait dans l’air.
Léo et Léa étaient très heureux et très épris l’un de l’autre dans l’attente que leur rêve devienne réalité.
Et… cela arriva! Et tout de suite après fut la FÊTE!!!
Une Fête sans souci, avec de la musique, des danses et tant de joie…qu’on en parle encore dans la Forêt!!!

 

Il ministero della felicità

Il nuovo governo ha istituito il “Ministero della felicità”. La notizia è rimbalzata dalle agenzie ai giornali, ai media, alle televisioni fino a internet. Sui media esteri si parla già di un evento epocale.
Il Presidente della Repubblica ha dato il suo si alla costituzione del nuovo ministero, a condizione che la felicità sia per tutti, nessuno escluso.
L’opposizione ha gridato subito all’inganno, paventando lo spettro di nuove tasse per la felicità.
Il Presidente del Consiglio, solo due ore dopo dell’annuncio, ha indetto una conferenza stampa in cui ha spiegato gli obiettivi base del nuovo ministero.
–         Il ministero della felicità si occuperà di realizzare la felicità per tutti, nessuno escluso, su tutto il territorio nazionale.
–         Il governo si impegna a proporre la nascita di un organismo analogo, sia per l’Unione Europea che per l’Organizzazione delle Nazioni Unite, perché la felicità diventi un diritto per tutti gli abitanti del pianeta.
–         Il nuovo ministero non vuole creare ‘paradisi artificiali’ ma vuole creare le condizioni sociali e culturali perché ogni individuo possa trovare una propria strada per la felicità, realizzando quello che è il suo ‘disegno di vita’.
E’ stato realizzato un sondaggio d’opinione:
–         Il 74% degli intervistati si è detto favorevole al nuovo ministero.
–         Il 20% è favorevole ma ha dei dubbi sull’attuabilità del progetto
–         Solo il 6% si è proclamato nettamente contrario
Il mondo artistico e culturale, quello del cinema e del teatro, tutti gli intellettuali.. si sono dichiarati non solo favorevoli ma anche disponibili a collaborare alla riuscita del progetto.
La Conferenza Episcopale e il portavoce del Vaticano, saputo che l’obiettivo del nuovo ministero non è quello di creare una società edonista, si sono detti ‘attenti’ a quelle che saranno le attività del nuovo Ministro, a cui hanno inviato gli auguri di buon lavoro.
Il Ministro della felicità è una donna, Carla Francesca Valenti.
Anche da parte mia un augurio di buon lavoro a Carla!

 

La vera storia di Victor il draghetto
(o le trasformazioni di Victor)

Questa è una favola metropolitana ambientata a piazza Vittorio nel quartiere Esquilino di Roma.
In questo quartiere, che si trova vicino alla stazione Termini, risiedono molti immigrati e alcuni di loro hanno anche rilevato vecchie attività commerciali, spesso in disuso, per aprire i loro empori dove si possono trovare spezie orientali, porcellane cinesi, souvenir africani e molto altro ancora.
E’ questo il quartiere più multietnico di Roma; a qualcuno però ciò non piace…
Come tutti sapete l’associazione che presiedo, l’Isola di Peter Pan, ogni anno da una mano alla Befana per la raccolta dei giocattoli destinati ai bambini di tutto il mondo, nessuno escluso.
Quell’anno, com’era già successo per la festa dell’anno 2000, era giunto l’invito a far scendere la Befana proprio a Piazza Vittorio, nell’ambito della manifestazione ‘Piazza Vittorio accende il Natale, per una festa di tutti’, organizzata dal Comune di Roma e dall’associazione ‘Le perle dei caraibi’.
L’invito fu subito accolto e cominciarono ad arrivare i giocattoli che, il fatidico 6 Gennaio 2003, sarebbero stati consegnati dalla Befana ai bambini.
Nel programma curato dagli organizzatori della manifestazione era stato inserito, per la grande festa finale del 6 Gennaio, il gioco del drago, consistente nella colorazione di alcuni scatoloni di cartone che poi sarebbero stati portati in corteo dai bambini, come fossero appunto un drago.
L’organizzazione aveva ben pensato di chiamare ‘cinese’ il ‘drago’, come segno di buon augurio, com’è nella visione cinese del drago, diversa da quella occidentale per cui il drago è, invece, una manifestazione negativa.
Come abbiamo detto questa che vi sto narrando è una ‘favola metropolitana’ e quindi non c’è da stupirsi del fatto che a un gruppo di politici locali sia venuta in mente l’idea di fare di questo evento il ‘caso politico’ delle festività natalizie.
Si gridava, attraverso manifesti e giornali: “Via il dragone cinese dall’Esquilino!” e si preannunciavano manifestazioni per il giorno della Befana.
Era calato il buio su tutto… non si sapeva più che fare… la Befana si teneva costantemente informata per telefono degli eventi,  per sapere se apparire, o meno, il 6 Gennaio, a piazza Vittorio…
Come in una favola accadde però qualcosa di magico…
Eravamo, come tutti i giorni, in piazza Vittorio, quando notammo la gatta ‘Regina’, insieme ad altri gatti della piazza, tutti in circolo in un lato del giardino…
Ci avvicinammo e vedemmo, al centro del circolo formato dai gatti, un piccolo draghetto verde che piangeva.
Vinto un primo stupore iniziale, e l’imbarazzo nella scelta della lingua con cui parlargli, domandammo al draghetto (in italiano) perché piangesse.
Victor (questo era il suo nome e parlava tutte le lingue del mondo) ci spiegò, tra un singhiozzo e l’altro, che aveva perso i suoi genitori.
Essi erano passati attraverso la ‘porta magica di Piazza Vittorio’ ma lui si era distratto in un gioco e così non era riuscito a ritornare nel magico mondo dei draghi, dove si custodisce la leggendaria perla della pace e dell’armonia. Ora non sapeva più che fare ed era preoccupato perché intorno a lui vedeva crescere un clima di diffidenza e di odio.
Come tutti sanno Peter Pan è l’amico di tutti i bambini, anche dei bambini draghi.
Detto fatto, d’accordo con Paola, l’organizzatrice della festa, decidemmo di fare di Victor la nostra mascotte perché potesse vincere l’amore e non la diffidenza, la fratellanza e non l’emarginazione.
Da allora Victor, entusiasta di questo gesto d’amore, si trasformò più volte, come solo i draghi sanno fare, perché la festa avesse successo e la Befana potesse scendere a Piazza Vittorio, e il drago dei bambini potesse sfilare pacificamente e allegramente…
E così fu… una giornata bellissima ed indimenticabile, con la Befana e tanti bambini di tutto il mondo!

 

Storia immaginaria degli angeli Akim e Michele

C’era una volta… un grande spazio infinito.
In questo spazio, che era più grande di quanto si possa immaginar grande uno spazio, esistevano degli esseri alquanto bizzarri…
Essi non avevano un “corpo” fatto di carne e ossa come il nostro, eppure erano ben presenti… stavano lì, leggiadri, nello spazio eterico…
La loro unica occupazione era la Musica, ma non la musica come la intendiamo noi umani, bensì delle sottilissime forme di vibrazione che li ponevano in uno stato di meditazione permanente.
Questi suoni sarebbero parsi, a noi umani, delle semplici e uniche note musicali; eppure, per ognuna di queste note, essi stavano lì in contemplazione per un tempo paragonabile a miliardi e miliardi di anni luce
Paragonare questi esseri a qualcosa a noi familiare è difficile, si potrebbe dire che essi assomigliavano vagamente a quegli esseri che nella nostra cultura chiamiamo Angeli.
Per semplificare il racconto di quegli straordinari avvenimenti useremo, d’ora in poi, questo termine, certi di non urtare la loro estrema sensibilità.
L’oggetto della loro contemplazione era, ai tempi in cui ha inizio questo racconto, una nota musicale molto vicina al nostro “LA”.
La contemplazione era cominciata già da tempo, quando, d’improvviso… giunse, pian piano, uno strano suono.. che si andò a sovrapporre alla loro nota musicale.
Questa interferenza divenne man mano più intensa, fino a creare un vero e proprio disturbo.
Fu il panico… gli Angeli caddero improvvisamente in una intensa e profonda disperazione che durò qualche attimo cosmico, un tempo comunque sufficiente a raggelare tutto l’ambiente circostante.
Gli Angeli si ripresero immediatamente da questo choc e cercarono di capire quale era la causa di tanto sconvolgimento.
Non gli ci volle molto a capire che l’interferenza proveniva da un lontano pianeta, un piccolo puntino luminoso… la Terra!
Furono attuati potenti mezzi di ingrandimento ottico e si scoprì che la Materia di cui essa era formata si presentava sotto la forma solida, liquida e gassosa. Ad un esame più accurato si scoprì la presenza della Vita, sia in forma inorganica che organica.
Questo pianeta, in tutta la sua entità, era un pianeta Vivo, in cui convivevano rocce, minerali, acqua, vegetali e forme di vita animali chiamati “Uomini”. Essi vivevano in forme comunitarie, un po’ come facevano gli Angeli, ma in una maniera diametralmente opposta.
Gli uomini non coltivavano tra loro l’Amore, com’era regola fissa tra gli Angeli, ma si lasciavano andare spesso a sentimenti di odio e di sospetto.
Molti di loro giungevano finanche a distruggersi reciprocamente, attivando meccaniche demenziali chiamate “Guerre”, e portando così sul pianeta devastazione e caos.
Un altro elemento, il Fuoco, apparve così agli osservatori angelici, nella visione di villaggi e città bruciate.
Un’assemblea di Angeli decise allora di inviare due esploratori per tentare di riportare l’ordine in questo caos.
I due Angeli, che normalmente non possedevano un nome, perché non ne avevano bisogno, presero i nomi di Akim e Michele, e scesero sulla Terra sotto sembianze umane.
Seguendo il loro istinto scelsero come base per le loro operazioni un luogo in cui convergevano diverse correnti magnetiche sotterranee: la città di Roma.
Presero in affitto due botteghe artigiane praticando, come copertura, l’arte del falegname Akim, e del liutaio Michele.
Fu molto facile per loro scoprire quale era stata la causa di quella sgradevole vibrazione sonora che li aveva fatti decidere di recarsi in missione sulla Terra.
L’uomo aveva distrutto il suo rapporto con l’Ambiente e con la Natura, rinchiudendola in spazi angusti ed inquinati.
Povere piante e poveri animali! Essi erano sacrificati ai voleri bizzarri di questo nuovo dio.
L’uomo sembrava non capire la necessità cosmica di fornire, ad ogni richiesta, un corrispettivo.
Si era perso ogni rapporto tra l’Uomo e la Vita, ed il “ritorno” di questa realtà si manifestava in quelle che venivano chiamate: Nevrosi, Pazzia, Schizofrenia, ecc.
I due esploratori erano molto scoraggiati e un giorno Akim disse a Michele: “Non ne posso più di questo posto, andiamocene di qui, distruggiamolo!”
Ma Michele, che era molto più saggio, rispose: “Non sono d’accordo, ho scoperto, attraverso le mie analisi, che non tutti gli uomini sono uguali, e che anzi ogni uomo non è al suo interno una sola entità, ma è almeno due persone. Penso che il problema sia proprio in ciò, ossia nella necessità di trovare una Armonia tra queste due diverse anime dell’essere umano, tra la parte razionale, egoista, e quella spirituale, più disponibile ad un incontro con l’altro.
Dobbiamo andare alle radici dell’Armonia per produrre da questi due sentimenti, che noi registriamo come due diversi suoni, un terzo suono musicale che sia la sintesi dei primi due”.
“Penso di capire che cosa hai in mente” disse Akim “ma come faremo?”
Michele aggiunse: “Ho scoperto che gli uomini hanno due punti dove convergono le loro realtà di esseri separati. Il primo è nello stato di Veglia, ed è situato in corrispondenza del Cuore; il secondo è nello stato di sonno e viaggia nel mondo dei Sogni. Dobbiamo lavorare su questo, incoraggiando quanti ci sono più vicini per giungere così ad una Armonia Universale, creare una coscienza che colleghi il Cuore alla Vita e quindi all’Ecologia. Questo risultato lo chiameremo Cuore Ecologico”.
Gli Angeli cominciarono così il loro lungo lavoro, di giorno agivano sul Cuore, sulla speranza di quegli esseri che ricercavano un nuovo modo di stare insieme.
Di notte entravano in forma eterica nei Sogni dei dormienti, guidandoli verso la Luce che molti avevano smarrito.
Ben presto tra gli uomini nacque il primo segno di quella che sarebbe stata una “Coscienza nuova”, essa si sviluppò pian piano, uscendo dalle profondità più archetipe del corpo, così come si formano un pianto singhiozzante o una risata di cuore.
Qualcuno disse un giorno di fronte ad una grande massa di gente: “Qui potrebbe esserci la luce, perché deve esserci la tenebra? Dunque comportiamoci come se ci fosse la luce”.
Era accaduto il Miracolo, l’ordine delle cose era cambiato completamente e il rapporto con l’ambiente e la natura aveva subito variazioni inimmaginabili fino a poco tempo prima.
Le città erano state completamente riadattate alle nuove esigenze di questi Uomini Ecologici, e quello che si era distrutto era stato di nuovo edificato, seguendo regole scritte in antichi “insegnamenti”, dimenticati nel tempo.
Gli Angeli partirono e tornarono lassù da dove erano venuti… Al loro arrivo trovarono la situazione completamente cambiata.
Quella nota sgradevole, proveniente dalla Terra, si era man mano addolcita, fino a formare un suono parallelo a quello prodotto nel mondo degli Angeli; la miscela dei due suoni aveva prodotto un terzo suono che era ancor più bello dei primi due.
I compagni di Akim e Michele erano rimasti entusiasti da ciò, in quanto questa nuova musica li aveva profondamente cambiati, ora erano curiosi di scendere anche loro sulla Terra, per scoprire le emozioni del Cuore, la Sofferenza ma anche la Gioia…
…Questo racconto, purtroppo, finisce qui, in quanto il manoscritto originale, da cui mi sono ispirato per scrivere questa storia, è stato in parte distrutto dal mio cane. Mi scuso con tutti voi per questa imperdonabile incompletezza, e per avervi tediato con questa Assurda Storia di un pianeta (la Terra) che, a mio avviso, non può esistere in nessuna parte dell’universo… se non nella fantasia di uno scrittore un po’ stravagante.
A questo punto devo lasciarvi, poiché con i miei amici Angeli stiamo cominciando la contemplazione di una nuova nota musicale molto vicina al vostro “SI”.

 

Il venditore d’aria
(dialogo tra un venditore d’aria e un suo cliente)

Cliente: Buongiorno, signor venditore.
Venditore: Buongiorno a Lei, signor cliente! Che cosa desidera?
Cliente: Vorrei dell’aria, della sana aria pulita come non se ne trova neanche sulla cima delle montagne, lontano dallo smog delle città.
Venditore: Ho quello che fa per Lei, quanta ne vuole, un etto, un chilo, un quintale? Vuole che gliela incarto o la preferisce in bottiglia, oppure… Già, che stupido a non averci pensato prima, sono certo che Lei la preferisce in barattolo, come si fa per la Coca Cola.
Cliente: Si, mi sembra una buona soluzione, ne vorrei un quintale, meglio fare un po’ di scorta, di questi tempi non si sa mai!
Venditore: Ecco qua allora, un bel quintale di aria fresca e pulita presa or ora dalla cima del Monte Velino in Abruzzo.
Cliente: Benissimo, quanto le devo?
Venditore: Un po’ stranito da questa domanda – A già, è vero, che prezzo ha l’aria? Aspetti un po’, adesso consulto il mio informatissimo listino prezzi e glielo dico subito.

Il venditore digita sul Computer la richiesta ma i dati risultano inesistenti.

Venditore: Mi dispiace Signore, non ho il prezzo dell’aria pura, mi dispiace proprio, e Lei non sa neanche quanto, perché io sono un vero venditore e, quindi, bado al sodo, ma se non ho un prezzo non posso vendere una merce, questa è la regola!
Cliente: Bé, ma allora.. faccia ad occhio, quanto mai potrà valere l’aria?
Venditore: Già, quanto potrà valere? Ma lo sai che Lei è un bel tipo? Viene proprio da me a chiedere quanto vale l’aria pura… ma io, Signore, non lo so perché potrebbe valere una somma enorme come essere una merce senza valore, ed io, con questo dubbio, non posso vendergliela. Io sono un commerciante serio, che si crede Lei!
Cliente: Ma guardi che ne ho proprio bisogno, me l’ha consigliata il dottore, e non posso andare fin sopra la cima di una montagna per prendere dell’aria fresca, quando c’è Lei che è tanto fornito di merci di tutti i tipi.
Venditore: Lei ha ragione Signore, anzi AVEVA perfettamente ragione, perché nel dubbio Le dico che io non ho mai venduto dell’ARIA, che si crede Lei, che sia possibile vendere dell’aria? Ma se ne vada da un’altra parte ad importunare gli onesti commercianti. Se vuole, invece della sua aria, posso venderle la Balena che imprigionò Geppetto e Pinocchio, costa solo un miliardo; oppure la Spada di Re Artù, che ne costa solo sei, ma la smetta di chiedermi dell’aria, per me l’aria pura non esiste!
Cliente: (Uscendo, borbottando tra sé e sé) Ma… allora, (tossendo) l’aria pura non esiste! Apre la porta “koff, koff” “Aiu..to, no..n re..spi..ro, MUOIO!” Stramazzando sul “Salve!” dello stuoino.
Venditore: Chiuda quella porta! Per carità!

IL GIORNO DOPO NELLA BOTTEGA DEL VENDITORE D’ARIA

Nuovo Cliente: Vorrei dell’aria pura, ne ha?
Venditore: Certo che ne ho, gliela posso vendere in bottiglia o se preferisce in barattolo!
Cliente: Bene, ne vorrei un quintale, quanto pago?
Venditore: “…………………………….”

NOTA DI REDAZIONE: Per mantenere la suspence del racconto abbiamo omesso la risposta del venditore e abbiamo aperto un concorso a premi (uno degli articoli trattati dal venditore) tra coloro che invieranno la risposta al nostro indirizzo e si avvicineranno di più al Valore dell’Aria.

 

Viaggio a San Galgano

Avevo già sentito parlare di quel posto.. l’eremo di San Galgano, tra Grosseto e Siena, dove si trova una spada conficcata nella roccia.
Me ne aveva parlato Ettore, ero al contempo incuriosito ma anche un po’ scettico.
Il mio viaggio cominciò da Pitigliano in Maremma… non avevo fretta e presi una strada ‘larga’ che passava per il Monte Amiata.
Giunsi solo nel primo pomeriggio all’eremo di Montesiepi che in quel momento era chiuso perché ora di pranzo.
Potei vedere però la cattedrale scoperchiata, situata in prossimità dell’eremo, che trovai favolosa.
Avevo già visitato la cattedrale di Notre Dame a Parigi e solo parecchi anni dopo visiterò, insieme ai miei figli Tiziano e Valerio, quella di Chartres con la sua ‘Madonna nera’.
Fin da piccolo sono stato sempre colto dalle ‘sensazioni’ che un posto mi da.
In questo caso le sensazioni erano molto intense e anche la ‘fame’ che mi convinse a visitare un ristorantino lì vicino.
Dopo essermi rifocillato ritornai all’eremo che trovai aperto.
Era una piccola cappella a forma circolare, al centro della chiesa si trovava una roccia in cui era conficcata la spada.
Rimasi estasiato da questa visione in quanto ricordava, in questo caso però in forma concreta, il mito della spada della roccia di Re Artù.
Leggendo poi la storia di S. Galgano scoprii che le similitudini erano molte, anche se la storia di Galgano (il nome del santo ricorda quello del cavaliere Galvano della tavola rotonda) è più vicina a quella di S. Francesco. La sua storia è quella di un cavaliere che decise di abbandonare le armi per darsi alla vita mistica e conficcò la sua spada nel terreno che poi divenne roccia…
Come in una ‘sindrome di Sthendal’ la permanenza in quel luogo mi dava un insieme di ‘stimoli’ molto forti.
Era un periodo quello molto particolare per me.
Tutta la mia vita di quel periodo era un ‘viaggio’; scrissi di quel ‘viaggio’ anche un testo che però andò poi smarrito.
Il mio ‘viaggio’ mi aveva portato a vivere intensamente l’atmosfera dell’odierna Etruria dimorando a Pitigliano nei pressi di una necropoli.
Avevo poi visitato l’Isola Maggiore del lago Trasimeno dove S. Francesco aveva attuato il suo storico digiuno quaresimale.
Il viaggio a  S. Galgano è quindi pienamente inserito nel contesto di quella esperienza.
Qualche tempo dopo feci un sogno in cui c’era Galgano che, attraverso un tunnel sotterraneo, era venuto al cospetto di Gesù e degli apostoli.
Intorno c’era un banchetto etrusco e scorrevano fiumi di buon vino.
Un’orchestra, diretta nientepopodimeno che da Mozart e Beethoven insieme, suonava per tutti i convitati una.. musica intensa.
Pian piano tutti noi cominciammo a volare sulle note di questa musica e, sempre più, andavamo verso il cielo… Beethoven invece era rimasto a terra con l’orchestra e ci faceva cenno di andare pure, senza problemi.
Continuammo il viaggio nell’universo e, ogni volta che si incontrava una stella, uno dei convitati spariva in essa…
Il mio viaggio invece continuava interminabile e… continua, continua… finché non mi trovai completamente solo.
Non provavo angoscia ma tranquilla attenzione a quello che sarebbe potuto accedere.
Dopo molto e molto tempo incontrai, finalmente, la mia stella.
Vi entrai e fui colto da un’improvvisa rivelazione…

…Mi svegliai, ero nel mio letto a Pitigliano, mi alzai e fui pronto per cominciare una nuova giornata!

 

La storia della Befana passando per Babbo Natale

Sono in molti a pensare che la Befana, ovvero l’Epifania, sia una festa a sé stante, che non abbia cioè nulla a che vedere con la festa del Natale che ci accingiamo a festeggiare con grande solennità, luminarie e vetrine colorate e luminose dei negozi.
In realtà l’Epifania non è altro che l’ultima parte della manifestazione, ovvero della discesa in terra del Signore.
Quindi, sia a livello religioso, che popolare, il Natale e l’Epifania sono parti di un’unica celebrazione.

La Befana non fa eccezione a questa regola e, mentre tutti noi ci diamo da fare per preparare un’ottima accoglienza a Babbo Natale, lei in incognita lavora con lui e con tutti gli elfi del Polo Nord per preparare l’ambiente giusto per le celebrazioni.
E qual’è questo ambiente?

La Festa si sa è per i bambini, in quella grotta nasce un bambino, nelle nostre case ci sono altri bambini, in altri luoghi dove la vita è più difficile da vivere, come dove c’è fame, guerre, persecuzioni o privazioni di altro tipo, ci sono dei bambini e hanno tutti bisogno di una stessa cosa, hanno bisogno del nostro amore!

Non è la qualità, la quantità o il prezzo di un dono che può creare questo, bensì se nel regalo c’è il dono più grande, ovvero l’amore.

Quando faremo un regalo quindi, a Natale o all’Epifania, ricordatevi di inserire nel pacco un pizzico di grazia, il vostro messaggio d’amore, esso renderà il dono molto, molto più bello e gradito.

Oltre ai regali ai bambini più vicini potete inviare un dono ai bambini che non conoscete ma che li stanno aspettando anche quest’anno dalla Befana della Gioia.
(guarda dove e come qui: www.romabambina.org/raccolta-giocattoli)

Racconto di Italo Cassa
Progetto La Befana della Gioia
La Scuola di PaceRoma Bambina

 

Share